Guangzhou: sotto un cielo di smog

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Guangzhou: sotto un cielo di smog

E’ raro che per intervistare un imprenditore o imprenditrice mi venga chiesto di accompagnarlo in un tour di lavoro, ma addirittura in Cina e a Bali!

Così con una buona dose di incoscienza accetto al volo e parto alla volta dell’infuocata Guangzhou (Canton), nel sud della Cina al seguito di una formidabile manager nel campo della moda. 12 ore di volo, uno scalo a HongKong, ed ecco aprirsi le voragini dell’inferno! Un caldo terribile, sotto un cielo mai completamente azzurro (lo smog è a livelli altissimi) ci accoglie e non ci mollerà per tutto il tempo del soggiorno.

Guangzhou è una città grandissima, che fra capoluogo e periferie conta oltre 45 milioni di abitanti. Gode di una discreta prosperità che la rende fra le città più ricche della Cina meridionale ed è il maggior porto per l’import-export.

Seguo Daniela, (la mia preda da intervistare) nei giganteschi empori all’ingrosso dove lei va per acquistare stoffe, pelli, decorazioni, bigiotteria e tutto quanto serve per dar vita agli abiti e agli accessori delle sue collezioni. Difficile non perdersi perché qui è tutto amplificato, le contrattazioni difficilissime, senza un interprete impossibili. Quasi nessuno parla inglese (solo nei grandi hotel o negozi chic), nemmeno i tassisti a cui mostri foglietti scritti in cinese e preghi che ti portino a destinazione e non in una landa desolata! Dalle 10 alle 17 il traffico raggiunge il parossismo, auto, bici, tricicli e motorini (questi sono vietati per evitare smog e microcriminalità, ma abbondano comunque) per quietarsi un poco verso sera, e riscatenarsi nel week end.

Guangzhou ha un grande fiume chiamato Perla, attraversato da ponti che cambiano colore, la cui acqua ha un infido color talpa…Lungo la sponda si snodano decine di ristoranti con grandi vasche dove scegliere il pesce che poi mangerai: granchi, astici aragoste, oltre molluschi e pesci mai visti, persino coccodrilli di piccola taglia. Non dimentichiamo che Guangzhou è la capitale culinaria della Cina, dove è nato il riso alla cantonese (che io non ho mai visto né mangiato).

Non mi soffermerò sul cibo cinese, completamente diverso da quello che si mangia nel resto del mondo, comunque non ho mangiato né scorpioni ne tarantole, ma pollo, riso, pesce e verdura. Ho fatto però una piccola follia: per una mattina ho lasciato Daniela e la sua assistente e mi sono presa una guida dal perfetto italiano e ho girato con lei per vedere i posti più belli. Ho scoperto che il governo sta distruggendo la storia e il passato per lasciar posto ai grattacieli, salvando poche cose fra le quali Casa Chen, un complesso architettonico edificato negli ultimi anni della dinastia Qing, nel 1890 e completata dopo 4 anni. Occupa una superficie di 15000 mq, ha 6 cortili collegati a 8 corridoi. Agli inizi degli anni ‘60 il tempio di Chen divenne il palazzo artigianale popolare del Guangdong e successivamente Museo. Fra gli oggetti esposti: porcellane, sculture, ricami, quadri.

Dopo Casa Chen sono andata all’isola di Shaiman con i suoi filari di alberi secolari, un tempo abitata solo da stranieri, è ideale per fare spese, passeggiare, o mangiare. Attraversando un ponte si arriva al grande mercato delle medicine Qingping Medicine Market. Non è molto grande ma offre tutto quello che viene utilizzato dalla medicina tradizionale cinese.
Vari tipi di erbe, funghi, radici, pinne di pescecane, stelle marine, cavallucci marini, scorpioni, serpenti, vesciche di pesce, mosconi, ossa di daino, formiche, millepiedi, ecc. Tutto rigorosamente essiccato. I cinesi li fanno bollire e ne bevono il brodo, per ogni malattia c’è la rispettiva cura.

Abbiamo poi fatto un lungo giro in taxi per vedere la zona “nuova”: grattacieli a non finire e asfalto, bello il nuovo stadio, dove gioca la squadra di calcio GUANGZHOU EVERGRANDE allenata anche da Marcello Lippi. Un giro lunghissimo che mi ha riportato senza troppe emozioni al nostro hotel, il Garden Hotel, un 5 stelle enorme, di fronte alla stazione della metropolitana di Taojin (linea 5). Da qui con la metro si raggiunge il quartiere fieristico di Pazhou in pochi minuti.
A breve distanza ci sono anche buoni ristoranti e la centrale e pedonale Beijing lu dove si può fare shopping firmato. L’hotel ha
6 ristoranti con cucina locale e internazionale e 3 bar. Da non perdere, l’impareggiabile vista della città nella sala che gira del ristorante Carousel al trentesimo piano.

Arriva il momento di ripartire, alla volta di Bali, ancora ore di volo e poi…Il resto nella prossima puntata!

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